Grenoble .237

Tornare a Grenoble dove, studente erasmiano, perdevo i contatti con la facolta' di architettura e scoprivo Picasso e Paul Eluard nelle prime edizioni di una libreria del centro, tra un te alla menta e un dolce tunisino, la prima volta in cui incontrai una scultura di Chillida, l'Albero di ferro accanto all'Orfeo di Zadkine, a tenersi insieme, a tenere insieme cio' che e' disgiunto, insieme nella distanza dove il tempo si annulla. Dove si impara. La scuola d'arte ESAD di Grenoble mi ha chiesto di seguire un laboratorio dedicato al paesaggio. Che bella parola Paesaggio.

erbe e cappuccini .235

Nei vasi della mia casa crescono (in ordine di apparizione):

Quercus robur (piu' esemplari da ghiande del Parco Massari della mia citta' Ferrara)
Melissa officinalis (piu' esemplari)
Fragaria vesca (piu' esemplari)
Rosa spp. (piu' esemplari)
Sambucus nigra
Vinca major (piu' esemplari)
Rubus fruticosus
Acanthus spinosus (piu' esemplari)
Citrus limon
Nerine bowdenii
Berghenia eroica (piu' esemplari)
Nerium oleander
Mespilus germanica
Rhyncospermum jasminoides
Celtis australis
Zizifus jujuba 
Salvia officinalis
Crataegus monogyna
Taxus baccata
Clematis armandii (piu' esemplari)

  In questi giorni di inizio Giugno noto che i semi di graminacee germogliati tra le piante hanno uniformato il livello 00 del mio balcone in una sorta di prato.
Cos'e' avvenuto in questi anni?

  Qualche tempo fa avevo acquistato un sacchetto di semi di fiori selvatici dall'azienda SemeNostrumLi avevo piantati qui e la' nei vasi di casa (e pure sul tetto del vicino...) in manciate ricche di specie le piu' varie, ma con l'avvicinarsi della fine della scorta ogni manciata si riempiva di semi sempre meno variegati in quantita' dove la predominanza dei piu' piccoli e leggeri semi delle graminacee, fino ad allora rimasti nel fondo del sacchetto, andava a diffondersi con maggiore generosita' negli spazi loro assegnati dalla sorte tra le piante.

  Ecco come le erbe si sono diffuse facendosi strada piu' di ogni altra specie attraverso il misto per prato selvatico del sacchetto; le fioriture delle erbe, poi, hanno fanno il resto e questo inizio estate e' davvero frothy, come si dice per i giardini ricchi di vaporosa vegetazione... e per il cappuccino.

1 albero e la vita .234

1 albero alla fine della propria vita diventa la vita di alcune sue parti, che gia' prendono il nome di albero mentre tutto intorno crolla.

  Intervengono crolli ad interrompere la singolarita’ unitaria dell’individuo albero, non l’unitarieta’ della vita dello stesso e questa e' la cosa piu' emozionante che, leggendo ed ascoltando a proposito di alberi, scopro. 

  L'unitarieta' della vita di quell'albero continua ad essere e si esprime, in modo non piu' individuale bensi' diffuso, aperto possiamo dire, nella presenza di individui molteplici i quali hanno preso forma via, via ed ora, che tutto intorno crolla di quell'albero, sonoin modo ancora semi autonomo o gia’ del tutto autonomo, la chiara espressione delle infinite possibilita’/opportunita’ del tessuto meristematico (laddove avviene la differenziazione e moltiplicazione cellulare).

  Quell’unitarieta’ di vita, a noi cosi’ evidente davanti al singolo albero, progressivamente si diffonde senza mai perdersi o interrompersi: quel 1 albero diventa i piu' alberi emersi lungo la circonferenza del suo tronco, i quali crescono e si trasformano e si fanno sempre piu' vicini alla materia di cui sono fatti, diventano semplicemente legno, legno marcio. Il nome muta e si fa piu' trasparente.

  Quell'unitarieta' di vita allora raggiunge il suo piu’ disperso stadio di presenza, quale ormai infinitesimo materiale organico, gia’ una cosa sola con le particelle d’acqua in corsa rapidissime lungo i peli radicali di altri individui, altri 1 albero, presenti nelle piu' prossime vicinanze di quello che era stato il nostro albero.

  E’ qui, in questo passaggio minimo di scala dove presenza e diffusione e durata e nuova presenza dimorano, che l’individuo e la vita vengono restituiti alla loro identita’, cosi’ difficile per noi da comprendere, cosi' immediata per noi da comprendere. Un cambio di nome, solo; una radice e la testa si gira e la mano indica un albero accanto.

tempi .233

L'anno scorso avevo cominciato a segnare quando i mesi e le piante entravano nella loro sintonia piu' evidente, quella delle fioriture, a fine inverno; questo anno invece mi e' parsa evidente la successione del profumo, proprio ora che il gelsomino comincia a fiorire e il rapido glicine ha lasciato l'aria alla robinia. Cose ovvie che non avevo mai messo in successione e che, evidentemente, hanno acquistato per me un nuovo significato.   

   Tempi dei profumi:
      da Aprile ad entrare in Maggio (non in ordine alfabetico)
Wisteria sinensis
Aesculus hippocastanum  (suggerito da un lettore... come aveva fatto a sfuggirmi?!)
Robinia pseudoacacia
Rhyncospermum jasminoides
Magnolia grandiflora
Ailanthus altissima
Tilia x europaea

   Tempi delle fioriture:
      Gennaio (metà mese)
Prunus armeniaca
Forsythia x intermedia (gemme già ben leggibili)
      Febbraio
Chaenomeles speciosa
Chimonanthus praecox
Corylus avellana
Forsitia x intermedia
Jasminum nudiflorum
Viburnum tinus 
      Marzo
Cercis siliquastrum (fine del mese)
Euonymus europaeus 'Red Cascade' (foglie)
Hyacinthoides non-scripta
Magnolia stellata
Narcissus
Prunus cerasifera 'Pissardii'
Prunus persica 
Prunus spinosa 
Sambucus nigra
(dalla seconda metà del mese tutti gli alberi mettono le foglie)
      Aprile
Aesculus hippocastanum
Populus nigra
Robinia pseudoacacia
Wisteria sinensis
      Maggio
Ailanthus altissima
Cornus alba 'Sibirica'
Rose
Lonicera periclymenum
Magnolia grandiflora
Rhyncospermum jasminoides (sfiorisce a metà Giugno)




UP! .232


















Il giardino verticale (post .220) eccolo qui... Primavera!
La signora al mattino apre la finestra ed e' felice e cosi' il quadrato verdecolorato trova il suo pieno senso.

  Se lo guardo dall'alto, lungo il suo bordo con la grondaia, vedo un prato: stesse piante di un giardino boschivo perche' qui la semi ombra lo permette e perche' ho creduto che gli epimedi e le berghenie potessero stare bene insieme, nelle tasche, con un poco di vertigine e cosi' e' stato. Un marzo entrato con i suoi giorni caldi e notti fredde in un aprile caldo ed ecco che la Primavera li ha ritrovati pieni di forze dopo l'inverno.


  GiorgioMantovani e LauroGamberini sono gli angeli custodi di questo giardino; conoscono bene le piante e hanno accolto il disegno sul foglio come chi non ha mai fatto una cosa e sa che da quella puo' cominciare una nuova avventura.
E pare stia andando proprio cosi'...

il giardino segreto di Ferrara .231

C'e' un rettangolo verde cinto da mura nel cuore medievale della mia citta', Ferrara.

  Abbandonato da tanti anni era un luogo dove andavo a fare visita alla persona che lo curava: sgarrupato, certo e molto bello. Lei ricordava mia nonna e me ne parlava; erano state colleghe a scuola, lei insegnava arte e mia nonna, arpista, insegnava musica. Se la ricordava in gita correre su un prato di montagna tra l'erba alta e un po' pungente. Immagino mia nonna divertita ed impassibile.

  Qualche tempo addietro mi era stato chiesto di fotografare quel giardino per un libro che doveva nascere dedicato agli orti nascosti della citta', un libro che per ragioni importanti non fu mai realizzato. Restavano il giardino e le fotografie mentre la persona che lo curava diventava molto anziana e, senza piu' le sue cure, il giardino veniva abbandonato.

  Questa mattina ho chiesto ai proprietari di poterlo riportare ad una nuova bellezza. Se lo vorranno, comincera' su questo blog un bel racconto alla fine del quale i lettori potranno seguire il pettirosso, ritrovare la chiave perduta ed entrare nel giardino segreto.  

come .230

Un giardino e' un giardino aperto
(la mano aperta)
ecco, si, un giardino e' una mano aperta

erbario / una pagina lunga un anno .229













Diversi anni fa, ancora al college, il terzo giorno di ogni settimana si dovevano imparare i doppi nomi latini di dieci piante; un'impresa vista la somiglianza di alcune di esse, es: le Felci... Alla volta delle felci, appunto, confessai al professore quanto fosse difficile imparare le differenze di un margine dall'altro e lui: "Quanto di piu' diverse"... in tutta risposta. Era un professore e inglese.

  Capii che nella vita occorre aguzzare la vista e sopprattutto l'ingegno, applicando l'antica norma della nonna materana di un compagno di universita' che riporta una saggezza popolare: "Quando non sai, inventa".

  Cosi' ho scoperto che la mia pronuncia del latino, esotica alle orecchie degli inglesi, per i quali euchera diventa iuchira, si fissava nei caratteri lapidari dell'ammirazione, e avrei, si, potuto inventare. Arma a doppio taglio, come verificavo ad ogni passeggiata ad Hampstead Heath: nominavo le piante per il piacere di ricordarle ed anche perche' viene davvero naturale, una volta appresi i nomi, accostarli alle piante via via che le si incontra, e chi era con me immancabilmente diceva che avrei potuto pronunciare qualsiasi nome che tanto non avrebbe fatto differenza, anche dunque inventarlo. Ingrati.

  La fatica di un anno intero di nomi appresi doveva diventare un erbario che ne raccogliesse alcuni, i preferiti, ed io ne feci uno colorando le sue piante con i petali, strofinandoli sulla pagina, il verde dalle foglie ed il marrone dalla corteccia dei ramoscelli. 

  Come in tutte le cose, il disegno complessivo ha sempre il fascino della sua paziente costruzione e vedere tutte le pagine l'una accanto all'altra mi fa sempre piacere ogni volta che si apre la pagina lunga un anno che tutte le raccoglie.

aree di prato .228









Aree di prato che il tagliaerba non riesce a tagliare

horizons .227


Quando si parla di prati si pensa ai concerti, alle manifestazioni, alle giornate di sole, alla neve, al vuoto tra un boschetto e l'altro e tra una via e l'altra, dove si cammina per arrivare da un luogo all'altro, guardando in basso, guardando l'erba, e si arriva dall'altra parte del prato. Allora mi volto indietro e guardo il prato. Ecco, guardare il prato prima di attraversarlo, e' qualcosa che si apprende.

  Un campo.
Invece di immaginarlo dall’alto come fossimo uccelli vedendone immediatamente solo la geometria che disegna le proprie forme perimetrate dai desired paths, pensare a cio’ che succede tra me e cio’ che mi sta davanti. Cio' che va da me al sentiero in lontananza. Da me ad ognuno di quei desired paths che come altrettanti orizzonti marcano e fanno cominciare il campo di nuovo.

  Occorre affidarsi ad unita’ di misura fatte di cio’ che, davanti a me, tiene vivo il mio stupore e su cui imparo a confidare. Vedere il campo secondo delle unita’ di misura prive di finalita' geometrica: unita’ di misura della scoperta.

  Non un riempimento di uno spazio, bensi’ una densificazione di tale spazio.
Spazio-racconto, cominciato prima di me, spazio che io faccio durare, di cui ho cura, la cui forma non mi interessa.

  Proprio perche’ non mi interessa misurarlo, il campo diventa privo di contorno, privo dunque di forma. E' un fatto esperienziale scandito da eventi ed accidenti nella durata che va da me a cio’ che mi sta davanti. Unita’ di misura illimitate ed incommensurabili che nominano il tempo, lo fanno cominciare, lo scandiscono come altrettante sequenze di un racconto. Ecco come il tempo entra nel progetto.

  Questo e’ il potenziale, afferente al racconto, che un campo custodisce. E questo tempo del racconto e’ gia’ simile a un altro tempo, quello delle piante, che crescono, mettono le foglie ed i fiori, mutano la loro forma, dimensione e posizione. Tempo anche mio, non solo mio. Questo carattere aperto del campo. Credo solo cosi’ si possa raccontare tanto dell’amore per la natura.

Ecological Planting Design

Ecological Planting Design

Drifts / Fillers (Matrix) / Natural Dispersion / Intermingling with accents/ Successional Planting / Self seeding

What do these words mean? Some principles of ecological planting design. (from the book: "A New Naturalism" by C. Heatherington, J. Sargeant, Packard Publishing, Chichester)


Selection of the right plants for the specific site.

Real structural plants marked down into the Planting Plan. The other plants put randomly into the matrix: No. of plants per msq of the grid, randomly intermingling (even tall plants). Succession through the year.

Complete perennial weed control.

High planting density. Close planting allows the plants to quickly form a covering to shade out weeds.

Use perennials and grasses creating planting specifications that can be placed almost randomly.

Matrix: layers (successional planting for seasonal interest) of vegetation that make up un intermingling (random-scattering) planting scheme: below the surface, the mat forming plants happy in semi-shade, and the layer of sun-loving perennials.

Plants are placed completely randomly: planting individual plants, groups of two, or grouping plants to give the impression of their having dispersed naturally. Even more with the use of individual emergent plants (singletons) that do not self-seed, dispersed through the planting.

An intricate matrix of small plants underscores simple combinations of larger perennials placed randomly in twos or threes giving the illusion of having seeded from a larger group.

The dispersion effect is maintained and enhanced by the natural rhythm of the grasses that give consistency to the design. They flow round the garden while the taller perennials form visual anchors.

Allow self-seeding (dynamism) using a competitive static plant to prevent self-seeders from taking over: Aruncus to control self-seeding Angelica.

Sustainable plant communities based on selection (plants chosen for their suitability to the soil conditions and matched for their competitiveness) and proportions (balance ephemeral plants with static forms and combinations such as clumpforming perennials that do not need dividing: 20% ephemeral, self-seeding plants, 80% static plants) of the different species, dependent on their flowering season (a smaller numbers of early-flowering perennials, from woodland edges, which will emerge to give a carpet of green in the spring and will be happy in semi-shade later in the year, followed by a larger proportion of the taller-growing perennials which keep their form and seed-heads into the autumn and the winter).

Year-round interest and a naturalistic intermingling of plant forms.

Ecological compatibility in terms of plants suitability to the site and plants competitive ability to mach each other.

Working with seed mixes and randomly planted mixtures.

Perennials laid out in clumps and Stipa tenuissima dotted in the gaps. Over the time the grass forms drifts around the more static perennials and shrublike planting while the verbascum and kniphofia disperse naturally throughout the steppe.

Accents: Select strong, long lasting vertical forms with a good winter seed-heads. Select plants that will not self-seed, unless a natural dispersion model is required.
Planes: if designing a monoculture or with a limited palette, more competitive plants may be selected to prevent seeding of other plants into the group.
Drifts: to create drifts of naturalistic planting that are static in their shape over time use not-naturalizing, not self-seeding, not running plants.
Create naturalistic blocks for the seeding plants to drift around. For the static forms select plants that do not allow the ephemerals to seed into them.
Blocks: use not-naturalizing species, in high densities, in large groups.
Select compatible plants of similar competitiveness to allow for high-density planting (to enable planting at high density in small gardens).
Achieve rhythm by repeating colours and forms over a large-scale planting.

garden me

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