Manfredi's garden
MEIS, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah e il Giardino delle Domande .242
I gelsomini sono usciti dal disegno per il giardino del Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, la mia città. Riempiranno l'aria del profumo di pensieri belli. Anni fa avevo curato con un caro amico la scenografia di un'opera teatrale popolata dalle figurine che animano l'Haggadah di Sarajevo e l'Haggadah disegnata da Luzzati. Era un racconto cui mancava solo il profumo. Ora quelle figurine sono state restituite al loro profumo.
Luzzati in giardino .241
Il giardino del Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Si piantano gelsomini. Si piantano rosmarini. C'è già l'ulivo e ci sono i melograni che danno fiori di un bel colore arancio-rosso e buoni frutti. Ci sono i lettori e le cose da leggere. C'è questo e c'è quello. Il disegno.
Occorre attendere la prossima primavera perché i gelsomini e i rosmarini escano dal disegno.
1903 .240
Il disegno per il giardino di Villa Melchiorri a Ferrara, la scelta degli elementi vegetali e la composizione delle superfici ha cercato di avvicinarsi alla cultura botanica del fare i giardini che può avere ispirato l’aspetto originario del giardino della villa negli anni successivi al 1903. Nel proporre una continuità tra le aree che lo formano, la composizione di queste, intesa come sviluppo di stanze, si è affidata esclusivamente a scelte botaniche e compositive.
Nelle prime due stanze prospicienti il prospetto principale della villa, il disegno introduce la costante monoculturale di due specie botaniche quale primo livello del piano di piantumazione; da esso vengono fatti emergere episodici accenti -come vengono chiamate in letteratura le singole piante emergenti- che permettono alle bordure di accordarsi, richiamandosi l’un l’altra, all’insegna dell’unità d’insieme del progetto. Oltre queste due aree, una terza stanza si apre su un’ampia superficie prativa bordata da due siepi, una semplice e informale lungo il confine a Ovest e l’altra doppia e selvatica a Est, capace di fondere il proprio profilo con la vegetazione esistente oltre il confine, espandendo in tal modo il senso della spazialità del giardino.
Le specie botaniche scelte per il progetto sono sempreverdi e decidue, piante queste che perdono le foglie durante la stagione invernale dando progressivamente vita alla presenza del colore attraverso l’autunno e l’inverno grazie all’interesse della struttura dei propri steli e delle corolle ancora cariche dei semi. Il mutare dell’aspetto delle specie botaniche è dunque una cifra del progetto. Il disegno del giardino si concentra sui piani di piantumazione ovvero sullo studio delle aree da destinare alla vegetazione e sulla composizione delle specie botaniche.
Nella storia del giardino le piante hanno spesso deciso il carattere del giardino prima ancora che lo facesse la sua forma, per il portato immaginifico che le possibilità botaniche introducevano una volta ampliatasi la cultura delle opportunità estetiche delle diverse specie. Il tempo di Villa Melchiorri era quello del giardino delle erbacee perenni e degli arbusti dal carattere selvatico che accompagnavano lo sguardo nell’arco dell’intero anno. La scelta di alcune piante decidue per il giardino fonda la propria ragione in una cultura che attraverso il secolo scorso è giunta a noi rinnovata di significato. Le specie sempreverdi ottemperano ai bisogni di una consuetudine estetica che, nella dimenticanza delle rivoluzionarie idee esposte da William Robinson e altri, pone l’attenzione sulla forma ed il colore dei fiori appena sbocciati e la presenza costante delle foglie durante la stagione invernale all’insegna di una congelata bellezza che non si pone in dialogo alcuno con le ragioni naturali del giardino. La pianta viene così intesa esclusivamente nel suo stato primaverile o nella sua durata invernale funzionale a mascherare un intervallo temporale colto come mancanza di vita in giardino. Questa visione era già stata scardinata, nel passaggio tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, dall’emergere di un’intelligenza del mondo naturale guidata da una sensibilità verso la vita della pianta nella sua interezza quale mimesi di ciò che accade alla nostra vita e quale apertura nei confronti di un’esperienza estetica di maggior respiro cui risultava ormai irrinunciabile la nuova gamma di possibilità formali e cromatiche fino ad allora rimaste inesplorate e inespresse.
Per decenni tale cultura del giardino novecentesco si è perduta fino al momento in cui, verso gli anni novanta del secolo scorso, una rinnovata urgenza ecologica emersa in Olanda, Francia e Germania ha ridato voce a quella sensibilità di cento anni prima ed è diventata in breve tempo il segnavia di un’attitudine pressoché imprescindibile da parte di un paesaggista.
Il tempo Il disegno Le piante .237
Il tempo Il disegno Le piante è il breve libro che raccoglie alcuni pensieri sul tempo quale strumento del progetto: sono le immagini nate nelle passeggiate ad Hampstead Heath, espresse poi nel progetto del Bosco Claudio Abbado di Ferrara e sono quindici anni, dal 2007 in cui ho visto per la prima volta i boschi in città, al momento in cui raccolgo questi pensieri.
Un'idea, il suo sviluppo e la realizzazione di un progetto.
Il giardino è giardino da lontano .236
Qualcosa che non è possibile decidere durante il progetto, o meglio, possibile, se sei davvero bravo. Quindi qualcosa di cui mi sono accorto non per esperienza, ma per quegli accordi che a volte accadono. Ero nel giardino appena realizzato per Palazzo Schifanoia a Ferrara. E' stata la piega di un ramo di un albero e ciò che veniva a formarsi sotto di esso. E' qualcosa di non progettato da me e qualcosa da me disegnato senza considerare in alcun modo un rapporto con quel ramo. Una sorta di opportunità progettuale emersa in tutta la sua evidenza a posteriori, oppure, un frammento di possibile progettazione di cui tenere conto, per la bellezza dell'esperienza, per un nuovo progetto di giardino.
Come se si potessero staccare riquadri di giardino e liberamente comporli in nome della bellezza, appunto, che li caratterizza. Una progettazione che si orienta intorno a frammenti di bellezza indipendente dalla specificità delle condizioni fisiche di un giardino nascente. Ho pensato che si dovrebbe progettare in questo modo: comporre le combinazioni possibili degli elementi vegetali e non vegetali ed inserirli nello spazio del futuro giardino. Una sorta di progettazione per via di prefigurazione degli elementi di cui il giardino potrebbe comporsi. Frammenti predefiniti di un paesaggio costantemente emozionante che può comporsi ovunque data la disponibilità dell’animo a commuoversi.
E allora gli elementi sono la luce di un'ora e le foglie di qualche essenza che potrebbero porsi davanti a quella luce, e certo la luce del mattino. E allora si torna a ciò che scrivevo in Garden me anni fa al ritorno da un pomeriggio ad Hampstead Heath. Era il giardiniere che è eredità del giardino. Insomma erano le frasi scritte di Richard Long per tutta la cultura che l'uomo riesce a cedere, accostare, porre ai propri piedi, in nome di qualcosa che accade davanti, da un passo all'altro, in questa lunghezza che misura quanto la gratitudine di cui si colma l'aria che sorregge quel passo.
Ipotizzare quindi frammenti di progettazione, veri di per se stessi, dove le condizioni in cui il bello può accadere, normalmente generate dalla casualità, diventano condizioni predisposte per una progettazione che di quella casualità si nutre come di un segnavia nel rintracciare sul terreno le opportunità fisiche delle condizioni che andranno a dare vita al giardino.
E allora il giardino è sempre lo stesso, un Giardino solo. Il giardino è fatto di viste e allora il giardino è giardino da lontano. Ecco, mantenere questa lontananza, mentre si progetta sul foglio di carta e allora raccontare con la matita il giardino che si ha in mente in quel ramo che si piega insieme a qualcosa che è sotto. La porta di legno di Smiljan è la porta, l'albero di ferro di Chillida è l'albero. Mantenere questa distanza è permettere al giardino di uscire dall'area che ho nel foglio e cominciare davvero come un giardino. Mi piacerebbe riuscire ad esserne in grado.
un giardino per Palazzo Schifanoia a Ferrara .235
Una pergola esce dalla prima pagina del quaderno.
Un disegno preparatorio per il Giardino di Palazzo Schifanoia a Ferrara.
E' davvero strano come dopo 500 anni ci sia ancora il disegno all'origine di un giardino.
Perchè era nello stesso luogo che qualcuno ha disegnato le campiture da destinare a prato davanti al palazzo. Disegno perduto.
Su quel disegno uscito da un foglio, hanno passeggiato alcune delle più belle menti del Quattrocento, ragionando di quanto semplice potesse essere far dialogare la chiesa d'Oriente e quella d'Occidente. Così difficile fuori del giardino.
Qui avrà passeggiato un divino pittore ed il suo allievo che guardava dalla finestra per il mattone pieno di sole come la roccia di Vulcano del mese di Settembre.
Ora è Settembre ed il giardino termina il proprio cantiere sotto la tutela di Efesto come era cominciato a Marzo quando Atena lo aveva accolto per la prima volta.
Nomi di dei, come altrettante cause per sottrarre alla casualità gli eventi esterni e i moti interni all'uomo, dalla tempesta che lo investe sul mare, ai pensieri nella sua mente. La pura casualità non poteva darsi, allora ancora assurda per la mente, così gli dei vengono fatti assomigliare a noi.
Poi lo studio del cielo si stacca dal puro cielo per parlare dei pianeti e di noi, e ben presto i pianeti vengono fatti assomigliare agli dei e ne prendono i nomi. Per secoli... fino a che, in un salone di un palazzo ricompaiono, ma sotto una veste nuova, strabiliante.
Sono di nuovo gli dei a farsi presenti nel 1470, quando la letteratura antica ha ormai sedotto al bisogno di una familiarità con gli dei della narrazione che non poteva più sufficientemente essere affidata al cielo. C'è qualcosa in più nella ricchezza tutta umana che gli dei incarnano rispetto alle sfere celesti, il volto stesso scelto per riconoscerli è di un'amica o di un cortigiano presi a modelli.
E' incredibile pensare al fatto che un pittore si sia domandato, di nuovo, dopo secoli: "Quale volto dare a Atena?" e quelli erano i primi anni in cui ciò accadeva.
Sono passati 500 anni ed il giardino è lì; la sua misura, la sua forma, cambiate, è ancora un giardino. Affidato alla stessa gioia, fiducia, facilità con la quale alcune questioni potrebbero essere risolte, allo stesso incessante lavoro, la stessa capacità di condurre il lavoro, l'identica attesa, paura, incessante desiderio senza rete di funambolo che a Marzo sovrintende il mese della Giustizia che tende le corde senza spezzarle, al massimo della capacità umana di tenere insieme le cose, per le quali il giardino diviene il luogo in cui tutto questo appena scritto si ritempra.
Palazzo Schifanoia è tornato ad avere un giardino, dopo tanto tempo, e questo mi fa impressione.
il giardino di Palazzo Schifanoia .234
Up the Garden Path .233
Up the Garden Path
il Giardino del Sollievo ADO, Ferrara .230
Questo e' il Giardino del Sollievo, il giardino della nuova sede della Fondazione ADO di Ferrara, la Casa del Sollievo: chiome di querce, tigli, melograni, foglie e boschi, tutti quelli visti, in uno, una sola foglia basta alla vista e al viaggio. Ho voluto creare un ennesimo bosco, sempre immaginazione certo, identico a tutto cio' che ci e' caro, cosi' che lo si veda ancora.
Hampstead Heath, aprile .259
amatissimo Savall per Andrea .258
come possa levarsi questo suono ad accompagnare?
quando due corde sono prese insieme e tenute dalla prima che era sola e solamente in attesa e giu' per il pendio soffice velocissimo d'erba da un altissimo
che dura e corre e non si stanca perche' giunto a casa
un abbraccio Andrea
https://www.youtube.com/watch?v=tHtHCDdWiwU
mani aperte per una fonte .255
Un blocco di marmo e' stato scavato per la profondita' di alcuni centimetri secondo una pendenza variabile a partire da un perimetro circolare irregolare, piu' e meno levigato nel suo incontrare la superficie piatta del blocco.
Roberto si chiama il marmista che ha lavorato il parallelepipedo di Travertino.
Le mani aperte di Roberto
Londra 2010 .253
sfalci differenziati .252
Il 1' modulo del Bosco Claudio Abbado a Ferrara durante il primo sfalcio primaverile, il momento in cui si puo' cogliere la bellezza dello sfalcio differenziato... Forse non in questo parco pubblico, forse altrove, si puo' introdurre tale cultura della cura dei prati nel nostro paesaggio urbano!
il bosco anni fa .251
Quando ancora non si sapeva nulla di che cosa avrebbe portato con sè l'idea del "bosco"... era il 2013, appena tornato da Londra, un'immagine in testa da qualche anno, di giardino boschivo, gia' tutt'uno con l'idea di margine boschivo, i primi 20 metri di un bosco, quella fascia di pochi metri che tiene insieme un bosco alla campagna intorno e gli animali che ci sono dentro ed il disegno che, dunque, cominciava così.
Facile .250
Bosco Claudio Abbado - 2' Modulo .249
Il secondo Modulo del Bosco Claudio Abbado di Ferrara e' stato completato.
Ringrazio molto Marco Gelati, Cristiano Fergnani, Nicola Benini e Mauro Bosi che hanno lavorato nove giorni per farmi questo regalo solo pochi giorni dopo il mio 49' compleanno.
Poi ci penso un po' e il regalo l'hanno fatto ad un'intera citta'.
Piantala! Corso di Garden Design .248
Bosco Claudio Abbado .247
Piantala! .246
Il corso e' arrivato al terzo anno e ne sono felice. In effetti manca un corso di Planting Plan dove le erbacce trovino posto; certo non in un giardino privato, almeno fino al momento in cui apparira' una consapevolezza del giardino nuova o, semplicemente, un po' piu' adatta.
"Adatto" e' una parola che mi piace molto.
Sta scritta su una superficie in trasparenza -non necessariamente di vetro, anzi cio' che mi interessa qui e' la trasparenza, poco importa che ci sia o meno una lastra: uno spessore di superficie profondissimo, ecco- dove le cose si stampano davanti ai nostri occhi, tra noi ed il mondo davanti, solo che si stia attenti.
Adatto come il tronco che si piega, l'erba che cresce lungo il muro, la mano che la raccoglie quando e' secca e la mette accanto, dove in inverno un rospo si addormentera', ben protetto.
La parola "adatto" si scrive in tale spessore di superficie, non esiste senza di esso e pure questo, senza quella, non puo' darsi. Un simbolo che accoglie tutte le parole con valenza di catalizzatore tra la nostra attenzione e il mondo naturale in cui viviamo.
Simbolo della ricchezza che mai una sola parola potra' racchiudere, quella superficie, permette alle volte, nel proprio spessore, di leggerne una: "adatto", per esempio; parola che tiene insieme e mai pretende di fondere, che avvicina, che si avvicina sempre per sapere la propria forma e non si perde nell'informe o nella presunzione di se', curiosa.
Non e' diverso il tronco che si piega davanti a noi. La natura custodisce la propria valenza di simbolo di un esistere-insieme in cui noi possiamo saperci, quando manteniamo l'attenzione.
Amaryllis wolfangii. 245
L'amico tedesco Wolfgang mi ha inviato per Natale un bulbo di Amayllis.
La chiamero' Amaryllis wolfangii.
Parco Muddy Waters .244
Gli abitanti hanno offerto all'amministrazione pubblica l'opportunita' di unire le forze nella cura del parco, scegliendo la forma di intervento piu' consona alle proprie esigenze: piantare una lunga siepe selvatica al margine dove la campagna diventa prato.
Ricordo la fascinazione per il concetto di "limes", il limite, il confine, il bordo, che si fa sempre piu' trasparente e permeabile, mano a mano che la testa lo pensa e lo attraversa, nella propria biografia privata; quello spazio di passaggio immaginario che necessariamente si fa fisico, da cui si puo' passare perche' non c'e' altra legge piu' intelligente per la convivenza di quella che accorda cio' che sta al di qua e cio' che sta al di la', come "cio' che -puo' passare- di qua e di la'.
Immagino gli uccelli fare il nido in alto, a due metri dal piano di campagna e la lepre che si nasconde, per un po', dal troppo vuoto coltivato, dove le volpi non arrivano perche' troppo fitta e' la ramaglia e conviene andare in cerca di qualcosa d'altro intorno... E le persone, che nel confine trasparente della siepe, hanno uno spazio misurato, piu' raccolto, domestico, da abitare.
Cosa c'e' al di la' del muro si domanda il Blues. Il Blues ha muri intorno. Per questo canta. Mi piace pensare che la musica entri in tutto questo, nel suo sfumare da una forma all'altra senza mai perdere la forma necessaria di ognuno dei suoi suoni. La forma di un suono e' proprio cio' che accade quando un segno si deposita sul pentagramma e poi scompare, sia che venga da solo, sia che un altro suono lo segua; questa forma affidata al passaggio da una forma all'altra senza perdersi. Una forma un po' piu' aperta.
Liberté j'écris ton nom .243
Non un giardino uguale all'altro anche perche' "nessun giardino"... come coordinare idee di giardino che non contengono parentela alcuna con cio' che "giardino" e', bensi' solo con cio' che "giardino" significa per me, per te, lei, lui, tu e lei insieme.
E allora ritrovo l'astrazione del dare nomi alle pratiche, cosi' che siano riconoscibili e, ricordandosene, possano portare oltre le esperienze pratiche che intorno a quei nomi si erano sedimentate. Ogni idea ha un nome portante e intorno a quello, come concrezione, si forma un giardino d'invenzione.
Un giardino disegnato, un giardino scritto, un altro raccontato con immagini, un altro ancora con un video, un video ed un collage, una danza, una scena di teatro... fino al numero 17 che contava sassi ancora tenuti in tasca per un progetto al suo primissimo stadio. Non sono un professore, come potrei reggere, talmente emozionanti sono questi studenti -che percorrono passi simili- presso altri professori in quel magico passaggio di informazioni che rende piu' vicino, sempre un po' di piu', la meta di una creazione ed, insieme ad essa, la crescita della propria consapevolezza. Materia informe sempre e comunque.
(Il giardino e' questo. Per me e' ancora questo, come ogni altra cosa io faccia.
E si sa bene il perche' sia cosi'; si sa bene, lo stupore, di cosa sia fatto in alcune persone)
Occorreva spiegare loro le radici e le foglie; mostrare loro come l'acqua risale per osmosi fino a 30cm lungo i canali delle cellule, aperte le une alle successive in canali continui che corrono fino alle foglie... Si tratta di questa umilta', cui la conoscenza della natura apre, che concede alle idee piu' astratte, di cui un giardino possa alimentarsi, di esistere. Cosi', ogni idea si fa rispettosa del luogo in cui sta entrando.
Forse pero' un giardino non ha poi cosi' bisogno di questa umilta'; le idee cosi' ricche... forse bastano... ma allora non chiamiamolo giardino... e perche' no?!
Credo che tutto si faccia piu' permeabile. Vince l'entusiasmo. Sicuramente vince l'entusiasmo. Occorre allora dire loro cose che rafforzino l'entusiasmo e fugano la paura propria di quell'eta in cui la propria identita' e' la stessa cosa dell'idea che si sta portando dentro ed il giardino e' il luogo in cui si vorrebbe abitare, il luogo che si ha in mente di costruire per essere piu' forti. Luogo da nominare ogni volta che lo si desideri o se ne abbia bisogno. Non ricordavo questo legame identitario e grazie a questi studenti me ne sono ricordato.
Liberté j'écris ton nom Paul Eluard.
perfect .240
e' il nuovo progetto europeo dedicato alle infrastrutture verdi e la nuova esperienza cui sono stato invitato a partecipare. L'eco del progetto Hybrid Parks...
11-13 Settembre 2017 / Lubiana.
Grenoble .237
La scuola d'arte ESAD di Grenoble mi invita a guidare un laboratorio dedicato al paesaggio. Una bella parola paesaggio.
erbe e cappuccini .235
Quercus robur (piu' esemplari da ghiande del Parco Massari della mia citta' Ferrara)
Melissa officinalis (piu' esemplari)
Fragaria vesca (piu' esemplari)
Rosa spp. (piu' esemplari)
Sambucus nigra
Vinca major (piu' esemplari)
Rubus fruticosus
Acanthus spinosus (piu' esemplari)
Citrus limon
Nerine bowdenii
Berghenia eroica (piu' esemplari)
Nerium oleander
Mespilus germanica
Rhyncospermum jasminoides
Celtis australis
Zizifus jujuba
Salvia officinalis
Crataegus monogyna
Taxus baccata
Clematis armandii (piu' esemplari)
In questi giorni di inizio Giugno noto che i semi di graminacee germogliati tra le piante hanno uniformato il livello 00 del mio balcone in una sorta di prato.
Cos'e' avvenuto in questi anni?
Qualche tempo fa avevo acquistato un sacchetto di semi di fiori selvatici dall'azienda SemeNostrum. Li avevo piantati qui e la' nei vasi di casa (e pure sul tetto del vicino...) in manciate ricche di specie le piu' varie, ma con l'avvicinarsi della fine della scorta ogni manciata si riempiva di semi sempre meno variegati in quantita' dove la predominanza dei piu' piccoli e leggeri semi delle graminacee, fino ad allora rimasti nel fondo del sacchetto, andava a diffondersi con maggiore generosita' negli spazi loro assegnati dalla sorte tra le piante.
Ecco come le erbe si sono diffuse facendosi strada piu' di ogni altra specie attraverso il misto per prato selvatico del sacchetto; le fioriture delle erbe, poi, hanno fanno il resto e questo inizio estate e' davvero frothy, come si dice per i giardini ricchi di vaporosa vegetazione... e per il cappuccino.